Educare ad Apprendere

imparo facendo

Facciamola semplice (anche se la faccenda è estremamente complessa): apprendere significa integrare nuovo sapere con il precedente, in un sistema utile all’uso stesso di quel sapere nella propria vita. La definizione non è elegante, ma ci aiuta a comprendere che una volta appreso, quel sapere deve rappresentare qualcosa di significativo per noi.

La differenza tra trasmissione del sapere ed educazione all’apprendimento tuttavia non deve essere così chiara a tutti, visto che si continua a blaterare di nuove metodologie, alla rincorsa di innovazioni che si innestano quasi sempre come “toppe” sul sistema di insegnamento tradizionale, con il risultato di un ibrido che toglie forza sia alla didattica tradizionale, sia a quella innovativa.

Si, perchè si tratta di innovazioni solo formali, apparenti, che non generano un’autentica nuova architettura del sapere.

Educare ad apprendere, al di là delle varie metodologie, deve prima di tutto passare attraverso la comprensione del testo, o meglio, attraverso il processo che porta alla comprensione dei testi.

I manuali scolastici con le loro ridondanti didascalie e i loro ridondanti grassetti, sono sempre più simili a “cibo ruminato” che il bambino deve solo ingoiare e finire di digerire. Per non parlare delle mappe concettuali, o mentali, o di qualsiasi altra razza e specie, che non sono preparate da ogni singolo alunno al termine del processo di studio per la memorizzazione delle unità informative del testo ma che, preparate da qualcun altro, vengono usate per studiare e appiccicare concetti come post-it che dopo qualche giorno saranno dimenticati, avendo assolto allo scopo di preparare una verifica a crocette o un’interrogazione in cui esporre fatti, ma non ragionamenti.

Apprendere invece dovrebbe significare comprendere il perchè di ciò che si impara e scoprire come tutto ciò si inserisca nel percorso evolutivo del sapere umano, incluso il proprio.

Serve tempo, serve fatica, serve passione.

Dunque, visto che, il fine ultimo dovrebbe essere la fruizione autonoma del sapere, fin dalla primaria il bambino dovrebbe essere accompagnato ad un apprendimento attivo. Fin da subito dovrebbe sentirsi responsabile e capace di gestire proposte di lavoro situate nella sua zona di sviluppo prossimale.

Nel 1980, Gianni Rodari, paragonando il sapere umano all’oceano scriveva:

” Noi siamo nella lingua come il pesce è nell’acqua, non come il nuotatore. Il nuotatore può tuffarsi e uscire, ma il pesce no, il pesce ci deve stare dentro […] Al bambino noi non possiamo consegnare l’oceano un secchiello alla volta, però gli possiamo insegnare a nuotare nell’oceano e allora andrà fin dove le sue forze lo porteranno.”

Scuola di fantasia, p. 68,71. La nave di Teseo ed.

Facciamo dunque fare esperienza con la lingua, per imparare a capire ciò che si legge, per imparare a scrivere per comunicare qualcosa a qualcuno, perchè l’apprendimento non sia misurabile in una quantità di sapere, ma si manifesti nella capacità di ricercare ed usare il sapere per il proprio ben-essere.

Maria Michela Sebastiani

Pubblicato da Maria Michela Sebastiani

Pedagogista, titolare dello Centro Pedagogico Linguistico di Torino

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